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Storia di Monale

Ultima modifica 26 marzo 2018

L'origine del paese è incerta; forse longobarda, o più probabilmente franco-alamanna. Il nome originario latino è Mons Natalis (Monte di Natale, che può riferirsi alla festività del Natale o soltanto al fatto che un certo Natale fosse proprietario dei luoghi), da cui Montenatalis e poi Monalis.
Scarsissimi per non dire nulli, sono i documenti anteriori all'Anno Mille che riguardino Monale. Verso il 1160 il feudo relativo - che fa parte dei dominii di Asti - risulta essere sotto la signoria di un Oberto figlio di Amadeo. Benchè piccolo rispetto ad altri feudi - e pagherà sempre un fodro, sorta di tassa fondiaria, abbastanza modesto - Monale, grazie anche alla sua posizione strategica, si qualifica nel Basso Medioevo come uno dei più importanti consortili (feudi divisi tra più consorti o consignori) fra quelli dell'Astigiano. Infatti, come i feudi più importanti, è diviso in ventesimi, detti vinzeni o venteni.
Nel 1200/1300, all'epoca delle contese tra guelfi e ghibellini, i discendenti di Oberto di Monale si alleano con questi ultimi, facenti capo al gruppo dei De Castello, che comprendeva le famiglie dei Guttuari, Isnardi e Turco, alle quali se ne erano unite altre, in particolare i Gardini (che alcuni pongono già come consorti a Monale in epoca precedente).
All'inizio del '300 i guelfi, riuniti intorno al gruppo dei Solaro, dopo aver conosciuto un primo momento di sconfitta, ritornano in forze, riprendono il dominio di Asti, e le loro truppe, al comando di Guglielmo di Mombello podestà della stessa Asti, si danno a conquistare e distruggere i castelli in mano ai ghibellini. Monale cade nel 1305, il suo castello è raso al suolo "sino alle fondamenta", ed i suoi signori sono, in parte uccisi, in parte cacciati dalla città a scompaiono dalla scena.
Il paese è ora in mano ai guelfi, che per impedire che i loro rivali si riorganizzino, costruiscono una Bastita (casamento in legno usato negli assedi), o rinforzano quella che è già servita per la presa del castello, e vi pongono una guarnigione. E nel corso del '300, fra gli scarsissimi documenti relativi a Monale, due sono due procure notarili effettuate appunto in castro Bastitae dagli Asinari, gruppo familiare di cui gran parte si era schierata dalla parte guelfa, cioè con i Solaro sopra nominati, e che in mancanza di fonti più sicure dobbiamo a tutt'oggi ritenere signori di Monale, o almeno consignori maggioritari, per la maggior parte del 1300.
Un arbitrato reso ad Asti dal conte Amedeo V di Savoia e dal Principe Filippo di Savoia-Acaia nel 1310, ufficialmente allo scopo di pacificare per quanto possibile le opposte fazioni, era infatti venuto a "cristallizzare" la situazione esistente, ed era stato solennemente bandito, per quanto ci riguarda, nella piazza del paese: in platea villae Monalis.
Alla fine del 1300 si interessa a Monale un ramo della ricca ed importante famiglia astigiana degli Scarampi. Esso è rappresentato da Luchino Scarampi, che nel 1387 compera da un genero Asinari, Ubaldino degli Ubaldini, una grossa parte del feudo, pare 16 venteni. Il resto lo acquistano parenti e discedenti di Luchino, tanto che, a quanto pare, gli Scarampi vennero a possedere l'intero feudo (20/20) per tutto il 1400. Gli stessi Scarampi ricostruirono anche il castello principale - forse già iniziato dagli Asinari - in posizione più bassa rispetto al castello di Oberto, e usufruendo di ciò che restava della cinta muraria primitiva. Ora Monale ha due castelli: quello propriamente detto, oggi noto come Castello Scarampi, e la Bastita, che nel frattempo è diventata un edificio in muratura. Ed i suoi feudatari si chiamano signori di Monale e Bastita.
A partire dal 1500 gli Scarampi cominciano a liberarsi di alcune parti del feudo, o per vendita diretta o dandole in dote matrimoniale; rimanendo sempre, in ogni modo, investiti della maggioranza del feudo. Divengono così consignori di Monale (e Bastita), con quote differenti che vanno da una frazione di ventesimo a qualche venteno, alcune fra le più note famiglie astigiane e piemontesi: mi limiterò a citare i Saluzzo-Miolans, i Facelli, Macello, Broglia, Valperga, San Martino, nonché i Buglioni, con solo uno o due venteni ma con il titolo di Conte.
Un discorso a parte meritano i conti Buneo, altra antica e illustre famiglia astigiana, che per acquisti successivi si trovarono a possedere, secondo alcuni storici, fino a sette od otto venteni, praticamente un terzo del feudo. Di questi, quattro venteni e mezzo erano rappresentati dalla Bastita, che i Buneo ampliarono ed abbellirono sino a tutto il 1600, e da tre cascine feudali ancor oggi esistenti. Questo "blocco" fu lasciato per testamento (1740) dall'ultima dei Buneo, Anna Gerolama vedova Malabaila, al nipote Carlo Gerolamo Malabaila conte di Canale. Ma essendosi tale ramo dei Malabaila trasferito in Austria al seguito dell'imperatore absburgico, i discendenti vendettero le cascine a famiglie di agricoltori locali, e la Bastita, nel 1805, all'avvocato Giovanni Baldassarre Galvagno, proveniente da antica famiglia di notabili monalesi. Per il resto, Monale, con i paesi circonvicini, seguì la storia all'ombra di Asti, che passò dal dominio dei Visconti e degli Orléans a quello dei Savoia, per integrarsi, con il Risorgimento, nel Regno d'Italia.
La Comunità, cioè l'insieme degli uomini liberi e validi, è retta all'inizio da due consoli, poi da un consiglio di sette od otto capi famiglia che eleggono nel loro seno due sindaci. Costoro sono all'inizio soltanto portavoce delle esigenze degli abitanti presso il signore del luogo; poi verranno ad assumere, a poco a poco, sempre maggiore autorità, sino a quella attuale. Notare che durante l'epoca fascista il Comune, che era retto da un Podestà, comprendeva anche il territorio del vicino paese di Cortandone. Dal 1946 Cortandone riprenderà la propria indipendenza comunale, e come Monale e gli altri Comuni d'Italia, tornerà ad essere retto da un Consiglio Comunale con a capo il Sindaco.

tratto dal libro : "Monale : appunti personali per una breve storia e descrizione del paese ad uso divulgativo" di Enrico Chiaves Marchesi